La Prospettiva della disciplina dolce…un nuovo approccio

La Prospettiva della disciplina dolce…un nuovo approccio

Ho il piacere di pubblicare un articolo scritto per la redazione da una nostra amica, Psicologa Psicoterapeuta Flaminia Morescalchi, mamma di un bimbo di tre anni, peer supporter in allattamento e babywearing.

“Come genitori è facile imbattersi spesso in discussioni con altri genitori sui famigerati “capricci”, o, a seconda delle età, sulle difficoltà di gestione, vuoi di un adolescente vuoi di un neonato. I consigli che si ricevono in queste situazioni spesso riguardano l’inasprimento delle regole, l’esercizio di una maggiore autorità, eventuali punizioni o ritorsioni (all’adolescente gli si vieta il telefonino.. al neonato che richiama la mamma col pianto lo si costringe a resistere da solo un altro pò sulla sdraietta “così si abitua”..)

E se la strada fosse tutt’altra? Se per risolvere i conflitti e in generale “educare” fosse più sano, produttivo e semplicemente più umano rivedere questi principi che sembrano dati per scontati oggi nella nostra società?

Vi propongo una visione di insieme, molto sintetica, di questa strada alternativa che possiamo definire disciplina dolce o educazione empatica. Ormai sono tantissimi gli studi scientifici che supportano l’adozione di uno stile educativo dolce, basato fin dai primi giorni sul contatto e l’accoglienza (in Italia, si può fare ad esempio riferimento alla Psicologa perinatale Alessandra Bortolotti che ha scritto numerosi libri su questi temi con una ricca bibliografia). Non esistono altrettante evidenze scientifiche a supporto dell’approccio pedagogico tradizionale, che resta il più applicato nelle scuole così come nelle famiglie, al grido di “si è sempre fatto così!”. Allattamento al seno a richiesta, babywearing e cosleeping sono alcune delle modalità che si possono attuare fin dai primi giorni per stabilire una connessione forte col bimbo e soddisfare i suoi bisogni, garantendo anche a noi genitori la possibilità, forse non sempre scontata nella nostra generazione, di vivere una relazione gratificante basata sul contatto e l’istintualità.

Scrivo nelle vesti di Psicologa Psicoterapeuta che ha avuto modo di lavorare in contesti diversi con bambini e adolescenti e contemporaneamente nelle vesti di mamma, che sperimenta e vive in prima persona ogni giorno i principi di cui vi parlo, mettendomi in discussione continuamente in questo processo.

Vediamo quali sono i principi fondanti di questo stile educativo:

  • Il bambino (neonato, bambino, adolescente…) è una Persona.

Già, vi sembrerà un’affermazione banale ribadire che il bambino ha pari diritti e dignità dell’adulto ma è utile tenerla a mente sempre. Il bimbo di pochi mesi che piange sta cercando di richiamare l’attenzione della mamma per ricevere ciò di cui ha bisogno: nutrimento, contatto o forse entrambi contemporaneamente. Ignorarlo significa deludere una sua aspettativa istintiva ed insegnarli che se si ha bisogno di aiuto è inutile chiederlo. Ignorereste il pianto disperato di vostro marito o di vostra moglie temendo di “viziarlo”? Se la risposta è no dovreste trattare alla stessa stregua vostro figlio.

  • L’adulto è una guida amorevole.

Non siamo chiamati a svolgere il nostro ruolo genitoriale per dimostrare la nostra capacità di esercitare l’autorità. Il nostro compito, secondo la visione che vi propongo, è quello di essere una guida capace soprattutto di empatia. Invece di impartire ordini e sperare che il nostro piccolo di due anni obbedisca, possiamo provare a stabilire una connessione emotiva coi nostri figli e, attraverso di essa, dialogare, negoziare. Naturalmente ci sono limiti che non possono essere negoziati, mi riferisco ad esempio a quelli legati alla sicurezza, in tal caso non ci resta che spiegare, accogliere l’eventuale rabbia e frustrazione, e magari proporre un’alternativa. E questo ci porta al prossimo punto…

  • L’educazione empatica, in definitiva, è fondata sulla relazione: l’empatia e la connessione ci portano ad avere un dialogo costante, silenzioso o verbale, coi nostri figli che ci permette di vedere quali sono i bisogni che stanno dietro un “capriccio”, di leggere il vissuto emotivo nostro e di nostro figlio, accogliendoli entrambi senza pretendere di cancellare un moto di rabbia o minimizzare una frustrazione. Allo stesso modo, l’educazione empatica ci consente di vivere con gradualità le tappe di sviluppo di nostro figlio: non c’è fretta di camminare, parlare etc. E’ importante invece rispettare i tempi del tutto personali di tali conquiste senza inutili e dannose forzature.
  • Alla base della relazione c’è l’Amore incondizionato, che andrà a costruire una base sicura e forte e i cui risultati potranno essere apprezzati a lungo termine.

Amore incondizionato significa non vincolare il proprio affetto al raggiungimento di uno scopo da parte del figlio, e quindi evitare minacce, ritorsioni, premi (si, anche loro…) e punizioni. Frasi come “finisci la pappa, fallo per mamma” o “se prendi un bel voto a scuola ti compro quella cosa che desideri tanto” forse ci fanno ottenere un risultato nell’immediato ma feriscono l’autostima del bambino e la sua capacità di autodeterminazione, facendolo agire non per sua volontà ma per paura o per l’attesa di una mera ricompensa materiale.

Ovviamente botte ma anche “innocui” schiaffetti (sulle mani, sul pannolino..) sono assolutamente da evitare per il benessere psicologico presente e futuro del bambino. Ricordo, a titolo di esempio, che in diversi paesi sono vietati dalla legge.

Come avrete capito non si tratta di un “metodo” preconfezionato, come se ne trovano tanti in giro oggi, ma di un percorso vero e proprio in cui  genitori e figli si scoprono a vicenda, calibrano quali possano essere per loro i limiti personali da rispettare, senza ad esempio trincerarsi dietro ad un vago “non si fa!”, ma valutando caso per caso fin dove è opportuno arrivare per quel contesto e quel bambino. E’ dunque, per il genitore, un percorso soprattutto di consapevolezza del proprio ruolo, delle proprie emozioni, certamente impegnativo ma che ripaga con l’autenticità della relazione che si viene a creare, una relazione essenzialmente basata sulla fiducia reciproca. Per il figlio rappresenta la possibilità di maturare una propria identità contraddistinta da una spiccata intelligenza emotiva e da un sano pensiero critico.

Vi ricordiamo che il 3 Maggio potrete prendere parte ad un incontro di presentazione gratuito su queste tematiche presso lo studio della psicologa in provincia di Viterbo.

Per info cliccare qui https://www.facebook.com/events/165309087616740/

Oppure www.flaminiamorescalchi.wordpress.com

Per approfondire vi consigliamo:

Gonzalez C., Bésame mucho, Coleman editore- Bortolotti A., E se poi prende il vizio, il Leone Verde – Khon A., Amarli senza se e senza ma, il Leone Verde

 

 

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