Il Bullismo si combatte con la Cultura della solidarietà, la cooperazione e l’empatia

Il Bullismo si combatte con la Cultura della solidarietà, la cooperazione e l’empatia

L’indifferenza, quella che ti fa pensare e dire, tanto a mio figlio non succede. Qualche presa in giro non ha mai fatto male, anzi lo farà crescere. Si farà le ossa e …imparerà a difendersi e stare al mondo…NO a scuola tutto bene!!

L’indifferenza che fa dire ad un dirigente scolastico, il fatto è avvenuto fuori del cancello della mia scuola, non mi compete.

L’indifferenza che a molti genitori e adulti, ma anche agli stessi ragazzini fa girare la testa dall’altra parte, in un atteggiamento omertoso che va solo ad aumentare il fenomeno del Bullismo.

Un evento di Bullismo, infatti, avviene solo se ci sono testimoni, attivi o passivi che siano. Il bullo, a volte anche solo un bambino o un ragazzo arrabbiato, è colui che come leader deve rafforzare la sua posizione all’interno del gruppo e perciò lo deve fare sotto lo sguardo di un’ampia platea.

Gli atti di Bullismo, come è risultato dal Festival dell’Educazione, da poco conclusosi a Viterbo, avvengono soprattutto a scuola, all’interno delle aule, negli spazi comuni come corridoi, palestra, o nei bagni. Solo il 16% circa avviene, invece, al di fuori dell’ambiente scolastico. Il Bullo sceglie bene la sua vittima, in colui che è diverso, più piccolo, più insicuro, più studioso, sta in disparte, da poco arrivato, lo straniero. La maggior parte delle vittime sono ragazze, che subiscono atti di bullismo o dalle stesse ragazze o dai maschi. Il Bullismo maschile utilizza per lo più una forma diretta di azione, con colpi, minacce, offese fisiche, danni alle cose. Quello femminile ricorre per lo più alla forma indiretta, al Bullismo Psicologico, con calunnie, prese in giro, pettegolezzi. Di natura indiretta, è anche il Cyberbullismo, che colpisce per il 61% le ragazze e al 39% i ragazzi, in un’età tra gli 11 e 17 anni. Hanno tutte, però, in comune la volontà di distruggere l’autostima, sminuire ed escludere la vittima dal gruppo, diffamandola.

Per il Bullo l’aggressività, la violenza diventa una droga e, come in ogni forma di addiction, ogni comportamento aggressivo verso soggetti più deboli si lega all’alterazione del meccanismo cerebrale della ricompensa.  E’ quel complesso sistema di azioni e reazioni che fa provare piacere nel fare qualcosa al punto da volerlo ripetere. E l’asticella della soglia di questo piacere si alza ogni volta, sempre più in alto, ad ogni scontro. “I Bulli non nascono cattivi. – come ha detto la psicologa e psicoterapeuta Rosanna Schiralli – Non hanno un cuore di pietra, ma una pietra intorno a un cuore ferito. Molto spesso provengono da famiglie disfunzionali. Hanno subito un evento traumatico, hanno provato dolore, rabbia che è poi diventata odio. Quando si giunge all’odio è difficile elaborare la rabbia”. La diversità, la debolezza è ciò che scatena nel Bullo il desiderio di prevaricazione.

Venerdì 31 marzo, alla Provincia, si sono date istruzioni e consigli, a genitori, docenti e ragazzi presenti, anche attraverso le emozionanti simulazioni dal vivo. Delle vere messe in scena di atti di bullismo a cura di “Crescere con Lode“, le magliette verdi dell’associazione di Tuscania che insegna ai propri figli lo Sballo giusto, il rispetto, le emozioni. E anche di una classe elementare della Scuola Canevari, che attraverso la teatralità dei bambini ha cercato di ristabilire i ruoli e le funzioni della scuola e della famiglia, e dei bambini stessi.

Cosa fare??  In ambito scolastico dovrebbe essere stilata e condivisa una Carta per la Sicurezza, principi e strategie da prendere insieme, docenti e genitori. Informazione trasversale tra alunni e genitori, attraverso opuscoli indirizzati. Regole chiare e sanzioni da condividere insieme. Solo con la collaborazione tra Famiglia e Scuola si contrasta la violenza. E soprattutto con l’attivazione della Solidarietà che inizia sui banchi di scuola, tra i bambini, i ragazzi. In ogni classe si individuano a turno 3/4 Operatori Amici, coloro che, una volta addestrati, anche attraverso simulate, dovranno aiutare i compagni con difficoltà, o più soli, gli ultimi arrivati. Dovranno favorire un clima sereno, amichevole, combattere l’omertà. Bisogna spezzare l’omertà affermando una cultura della Solidarietà!! Attivare la cooperazione e favorire l’empatia, mettendoci nei panni dell’altro. Solo sentendo ciò che sente l’altro, infatti, potremmo davvero comprenderelo e capire le conseguenze su di lui delle nostre parole e delle nostre azioni.

Ma soprattutto bisogna partecipare alla vita dei nostri figli, alle loro emozioni. Interessarsi di quello che li circonda, che gli accade intorno. Ritorna l’indifferenza, descritta all’inizio, quella che non ti sprona ad interessarti del vero benessere psicologico dei tuoi figli, disertando momenti di riflessione come il Festival dell’Educazione Emotiva. Dopo un inizio davvero in sordina, per poche mosche bianche, come insegnanti ed operatori, venerdì la manifestazione ha davvero decollato, con ampia partecipazione anche di famiglie, molte a vedere i propri figli all’opera nelle simulate. Poi sabato le premiazioni dei gruppi di lavoro del Concorso “Metti il Bullo nella Rete” con ampia adesione dei ragazzi. Perchè a loro sta a cuore poter avere una Legge sul Bullismo e vorrebbero un maggior interesse sia da parte dell’istituzioni, del tutto assenti alla manifestazione, sia dagli adulti.

Il Concorso, molte le proposte e lavori commoventi, è stato vinto dalle classi IV B e IV C del liceo scientifico statale “A.Meucci” di Ronciglione. Al secondo posto la classe III B  dell’ I.C. “San Giovanni Bosco” Scuola Secondaria di Primo Grado di Fabrica di Roma. Al terzo posto la classe I C dell’ I.C. “I Ridolfi” Scuola Secondaria di Primo Grado di Tuscania. Fuori concorso premiati: i bambini delle sezioni A-B-C del plesso della Scuola dell’Infanzia di Pescia Romana e gli alunni della IV A della scuola primaria di Bagnaia.

Il Bullismo e il Cyberbullismo è a Viterbo, come riportano i tristi fatti di cronica proprio di questi giorni, fuori e dentro le scuole. Quindi genitori, scuola, amministratori, operatori, ragazzi, cosa state aspettando?? E’ ora di attivarci tutti insieme.

 

 

 

 

 


 


 

 

 

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *