LET’S PLAY: il Festival del videogioco è servito

LET’S PLAY: il Festival del videogioco è servito

Al via a Roma dal 15 al 19 marzo Let’s Play, Festival del Videogioco al Guido Reni District (Via Guido Reni, 7). Un vero e proprio “festival culturale e ludico” realizzato in collaborazione con AESVI (Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani) e realizzato con il sostegno di MiBACT, direzione Cinema, MIUR e Regione Lazio e con il patrocinio di Roma Capitale, CNI UNESCO, ANCI, Centro Sperimentale di Cinematografia, “UNESCO – Rome City of film”, SIAE, Federculture, Confindustria Cultura Italia.

Perché tanto interesse da parte delle istituzioni per i videogiochi? Perché oggi non sono più solo un passatempo ma anche uno strumento per imparare e un mezzo per veicolare cultura e conoscenza del mondo. Insomma, cancelliamo l’immagine del ragazzino chiuso nella propria camera a giocare per ore trascurando lo studio, perché oggi il videogioco è entrato di diritto nel salotto “buono” delle case degli italiani. Il videogioco rappresenta un vero e proprio medium culturale, grazie a influenze e contaminazioni reciproche con cinema, musica, arte e letteratura, conquistando un posto di riguardo tra le attività culturali del nostro Belpaese.

 

Numerosi studi ormai riconoscono il contributo dei videogiochi in ambito formativo, in particolare, quello condotto dall’Università di Oxford e pubblicato sulla rivista Pediatrics ha dimostrato come i bambini che giocano ai videogames senza eccedere (fino a un’ora al giorno) appaiano più abili nelle interazioni sociali e a livello empatico. A differenza di media più tradizionali, come per esempio la televisione, i videogiochi permettono di esercitare un controllo diretto sulla storia e sui personaggi e richiedono una partecipazione attiva fatta di scambi stimolo-risposta, di scelte da dover prendere, ma anche di risoluzioni di problemi. Un concetto, quello dell’insegnamento tramite il gioco che, grazie all’evoluzione della tecnologia, ha permesso di offrire nuovi scenari all’intero del sistema educativo introducendo un nuovo metodo di apprendimento che porta, sin dalla giovanissima età, a trovarsi più preparati ad affrontare il mondo.

Sono, infatti, numerosi i giochi e le applicazioni che, attraverso il gioco e con il supporto di esperti e professionisti dell’educazione, permettono di imparare e di apprendere abilità trasversali eccone alcuni esempi:

I più piccoli – Che siano su pc, console o tablet, la caratteristica principale dei giochi per i più piccoli è quella di migliorare la coordinazione oculo-manuale, la visualizzazione spaziale, i tempi di reazione e di facilitare l’apprendimento del lessico e non solo. Tutti i giochi, infatti, sono realizzati per favorire l’apprendimento di una “materia” specifica: alcuni insegnano a contare, altri a distinguere i colori o a sviluppare la memoria, a digitare sulla tastiera favorendo l’uso, sin dalla tenera età, dei dispositivi elettronici che li accompagneranno per tutta la vita. Un esempio recente è quello delle app a “puntate” dell’italiana Mash & Co., 5 veri e propri “mini giochi” in cui i più piccoli possono imparare i colori, le parole e molto altro.

Gli adolescenti – Il videogioco è anche un mezzo per rendere appetibile a un adolescente lo studio di una materia particolarmente ostica o noiosa. Questo è il caso di alcuni “giochi” che, attraverso l’interattività, hanno permesso di aggirare l’ostacolo di un apprendimento passivo grazie alla forte componente immersiva. Sono di recente pubblicazione Valiant Hearts: The Great War o This War of Mine, due esempi su tutti di videogiochi “storici” che ripercorrono le fasi più calde della prima guerra mondiale o dell’assedio di Sarajevo e che, tramite l’immedesimazione con uno dei personaggi, permettono di rivivere alcuni dei momenti più bui della storia contemporanea. Esistono, inoltre, puzzle games, come The Witness o la saga del Professor Layton, particolarmente elaborati, che usano l’escamotage del “rompicapo” per aiutare sviluppare la logica e il ragionamento deduttivo matematico. O ancora videogiochi solo in lingua straniera che favoriscono l’ascolto e l’apprendimento dell’inglese.

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