Acqua bene comune: anche a scuola!

Acqua bene comune: anche a scuola!

di UMBERTO CINALLI, educatore e divulgatore ambientale

Il senso dell’educare è connesso responsabilmente con la consapevolezza della complessità?  

Mi sono posto questa domanda mentre ascoltavo una insegnante di scuola dell’infanzia di Viterbo, nel corso di una riunione di presentazione ai genitori delle prassi e delle attività per il nuovo anno. La maestra è apparsa serena e predisposta, pienamente in grado di trasmettere sicurezza e capacità ma, ad un certo punto, ha chiesto ai genitori di far portare dai bambini una bottiglietta di acqua minerale. Per “abituarli alla gestione autonoma dei loro bisogni”, ha subito sottolineato.

Ho chiesto se questo significasse che l’acqua dei rubinetti della scuola è non potabile. Mi ha risposto che probabilmente lo è (potabile), ma non ne è certa. Una mamma è quindi intervenuta affermando che nel quartiere l’acqua è sicuramente buona. Nessun problema di arsenico o altro.

Nel 2013 (Corriere della Serahttp://www.corriere.it/salute/pediatria/13_settembre_19/acqua-rubinetto-_09260380-212e-11e3-abd6-3cb13db882d4.shtml) una  ricerca scientifica realizzata da un gruppo di medici svizzeri ha ravvivato le preoccupazioni riguardo alla qualità dell’acqua venduta in bottiglia, dimostrando come bere quella del rubinetto sia in genere più sicuro dal punto di vista della salute. Lo studio, realizzato da Médecins en faveur de l’Environnement (http://www.aefu.ch/actuel/?L=1) e Pingwin Planet, ha testato l’acqua di dieci grandi marche, rilevando che una bottiglia su due era contaminata. Due in particolare risultavano pesantemente contaminate: secondo i medici, l’acqua delle bottiglie di Badoit (prodotta da Danone) conteneva 16,299 nanogrammi per litro di idrossitoluene butilato, un additivo alimentare (siglato E321) in quantità oltre tre volte superiore a quella consentita dalla legislazione svizzera. Le conclusioni dello studio sono state contestate dalle industrie dell’acqua in bottiglia, ma confermano altre ricerche analoghe condotte in precedenza e successivamente sia in Svizzera che in altri Paesi: l’acqua del rubinetto è generalmente sicura e sottoposta a controlli più rigorosi di quella in bottiglia.

Allora perché questa richiesta di portare una bottiglietta di acqua da casa? Un riflesso della necessità per i docenti di ridurre il carico di ansia per scaricarlo sulle famiglie? Una precauzione eccessiva? Un eccesso di zelo che comporta una rinuncia alla responsabilità educativa?

A mio parere, un grave errore. Educativo e sanitario. E mentre il MIUR presenta un piano per rendere obbligatoria l’educazione ambientale dando grande importanza nelle scuole dell’infanzia al tema della valorizzazione della risorsa acqua, al contempo la si presenta ai bambini – nel primo momento del loro contatto con la complessità del mondo – solo come un prodotto: artificiale, commerciale, personale.

Non più gratuita e pubblica, ma merce con una etichetta (peraltro gli stessi genitori ignorano in buona parte quanto quelle etichette siano ingannevoli).

Molti bambini non bevono che acqua “con le bollicine”. Non riescono a immaginare di poter bere da un rubinetto. Non vivono e non imparano il valore dell’acqua come bene comune, naturale, universale e gratuito, coma la stessa vita.

 Interessante il programma promosso nelle scuole: ACQUA BUONA del comune di Capannoli (http://www.acque.net/comunicazioni/notizie/acqua-buona-parte-il-progetto-nelle-scuole-anche-capannoli)

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