Aiutare in casa? Decalogo intelligente per bambini da anni in su Due

Aiutare in casa? Decalogo intelligente per bambini da anni in su Due

Ecco cosa comunicano ai più piccoli i genitori, quando scelgono di chiedere o non chiedere il loro contributo nei mestieri di casa. E come questo, rivela una ricerca, impatti su autostima e rendimento scolastico.

(daD.LAREPUBBLICA –  di Stefania Medetti) Aiutare in casa fa bene. Lo dimostra una ricerca condotta dalla Brown University che ha analizzato le abitudini di 46mila famiglie americane. Risultato: i bambini che svolgono compiti domestici sono quelli che sviluppano maggiore resistenza di fronte alle sfide. “Incoraggiare i bambini a provare cose nuove, a persistere e a prendersi responsabilità per attività che possono controllare sono scelte che contribuiscono a migliorare la loro autostima e a sviluppare la grinta, un tratto di carattere correlato in maniera positiva ai risultati scolastici”, commenta Stephanie Donaldson-Pressman, clinical director presso il New England Center for Pediatric Psychology che ha partecipato allo studio.

RIVALUTIAMO I LAVORI DOMESTICI
Gli esperti, dunque, rivalutano i lavori domestici, perché sono compiti che permettono ai bambini di imparare dagli errori e costruire una capacità di giudizio. Ma non è tutto. Perché i bambini a cui sono assegnati compiti da svolgere in casa risultano anche più equilibrati, attenti e felici in confronto a quelli che, in alternativa, passano lo stesso tempo davanti a uno schermo. “Il presupposto di partenza è sano e positivo”, concorda la psicologa e psicoterapeuta Francesca Broccoli. “Se in famiglia si considerano i bambini partecipi fin da piccoli e si coinvolgono per quanto possibile in relazione all’età, significa che nella mente dei genitori c’è da subito lo spazio per stimolarli all’autonomia, all’operatività, alla partecipazione attiva”. Insomma, il messaggio che passa è: hai tutti i numeri per farcela, quindi provaci e ci riuscirai. Viceversa, esonerare qualcuno dal fare qualcosa è profondamente dannoso: “Perché non solo gli impedisce di imparare, ma gli rimanda il messaggio che non è in grado di farlo e non ha nemmeno valore provarci”, fa notare Broccoli.

A QUALE ETA’ INTERVENIRE?
Attenzione, però, perché secondo i ricercatori c’è un limite anagrafico: le buone abitudini nell’assumersi responsabilità e nel contribuire al ménage familiare, infatti, si formano da piccoli e si consolidano attorno ai nove anni, dopodichè è molto difficile influenzare le routine dei pre-adolescenti. A questo punto, siamo pronti a cogliere il messaggio? “In molte famiglie italiane, c’è un interventismo molto forte e una tendenza ad assumere posizioni un po’ paradossali e confusive verso i figli”, risponde Broccoli. I bambini, molto spesso, hanno un’agenda fitta di attività e corsi extra-scolastici, ma allo stesso tempo corrono il rischio di non essere considerati protagonisti dei contesti che vivono: “A scuola, a casa, nei corsi, hanno poco margine di autonomia, fanno tante cose, ma sempre stabilite da altri. Senza contare che molti genitori intervengono anche su aree in cui i bambini sono già competenti”. Ecco dunque quali sono le buone abitudini, come e quando vanno apprese e cosa possono fare i genitori in proposito.

GUARDA: COSA FARGLI FARE DA DUE ANNI IN SU